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"Passeggiata nel real Parco di Monza" Mezzotti

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C
he piacere introdurre questa guida deliziosa. Scritta negli anni 30/40, dell’800 ovviamente.  Che piacere rileggerla per dire quanto ci unisce e quanto ci divide da poco più di un secolo e mezzo fa.
La Guida  poco ci dice della attualità ed ad essa non competeva. In realtà eravamo in una Europa in subbuglio, dopo la Restaurazione e che si avvicinava al ’48 rimasto anche nel dialetto per significare un forte scombussolamento.

 

Era nata la Giovane Italia del Mazzini e la Giovane Europa,. La Lombardia era diventata Regione centrale, per attività, e legami con l’Europa, dei nuovi fermenti culturali, politici e nazionali dentro l’Impero. Il Romanticismo, la partecipazione internazionale di Cristina di Belgiojoso, anche solo per citare un esempio significativo di “contessina rivoluzionaria”, rivela questo momento di celere e profonda trasformazione sociale, politica, di costume e tecnologica. La recente nascita della prima associazione “sindacale” degli operai dei cappellifici a Monza, la discussione di quegli anni ’40 sulla nuova linea ferroviaria per Venezia era attenta e generale e basta citare anche solo i numerosi scritti e lettere del Cattaneo e la supplica all’imperatore da parte del Podestà di Monza per rivelare l’importanza della “linea ferdinandea”, compresa la alternativa per Monza-Bergamo che poi non fu realizzata preferendo il tracciato attuale.
Nel ’40 però viene inaugurata la strada ferrata Milano-Monza ( la seconda in Italia), di fianco a dove già correva da qualche anno l’Omnibus a cavalli. Diceva la Supplica del Podestà, come riporta il volume terzo della Storia di Monza e Brianza (edizione  il Polifilo): “Monza oltr’essere una Città assai ragguardevole  per manifatture e popolazione è ben anche celebrata nella storia essendo Ella pur memore d’ impero, ed avventurosa di possedere quella corona, onor di regi e imperatori; per cui non vi ha forastiere che scenda in Italia  il quale non venga a visitare questo invidiato monumento…”.
Bello e moderno anche l’avviso e manifesto della Direzione generale della polizia del tempo ( 16 agosto 1840)  che avverte: “ Nel giorno di martedì 18 corrente avranno principio le giornaliere regolari corse delle Locomotive a vapore sulla nuova Strada Ferrata da Milano a Monza, …”  che si conclude dopo sei punti regolamentari con “ Finalmente debbesi rammentare, sotto loro responsabilità, ai capi di famiglia a quanti maggiori pericoli potrebbero andare soggetti i fanciulli, nel caso fossero ivi abbandonati alla loro naturale curiosità ed inesperienza.” 
La Guida  del Dott. Fisico Mezzotti , nella edizione del ’41, sembra discosta da questo ma nel contempo, con naturalezza ci parla della modernissima ferrovia come se già fosse del tutto cosa normale per molti visitare Monza e il suo Parco.


Essa è precisa, innovativa,  dentro i nuovi tempi, per dati, informazioni sulla nascita e progettazione del Parco, sulle architetture che lo compongono, si sente che con certezza questo straordinario evento, che più di ogni altro, come era stata un tempo la Corona Ferrea,  lega cultura e nostro territorio all’Europa, viene colto nella sua pienezza e importanza. I Giardini della Villa, voluti da Ferdinando, ed il Parco che ne raccoglie ed integra, con nuova “modernità”  la preziosa eredità culturale, nascono a Monza non casualmente. Vi sono ragioni non solo territoriali, ambientali ed urbanistiche, ma anche di tessuto culturale del territorio proprio sui Parchi che, con riferimento di “etica naturale”, trovano nuova ispirazione dal ‘700 inglese sino alla loro prima ricaduta nei Giardini Imperiali di Monza ( L’Elogio del Piermarini viene pubblicato dal Conte Silva nel 1811 con la stamperia Corbetta di Monza) e poi nella grandiosità paesaggistica  elaborata dal Canonica a seguito delle profonde trasformazioni sociali e politiche, con Eugenio de Beauharnais.
La lingua, quasi del tutto comprensibile anche a chi non è avvezzo a questo tipo di lettura, e ancor più i luoghi, i nomi, ci consentono di riscoprire con rinnovata curiosità fatti, favole  e fole conosciute dai nostri bisnonni e che magari qualcuno di noi ha sentito ancora raccontare da bambino. Amori, folletti e streghe come la Matta Tapina. Santuari dei miracoli, come quello della Madonna delle Grazie, Sagre, Balli e Feste popolari nella “Selva dei Gavanti”. Battaglie tra Guelfi e Ghibellini, Tragici amori tra famiglie rivali e oscura morte tra politica e amore della Spagnola. Tutto sembra arricchire e stupire la fantasia di grandi e piccini ed il Parco non è solo luogo di escursione ma una presenza “viva” nella storia, costume e letteratura del territorio.
Così la rilettura diventa moderna. Ci consente di raccontare la nostra storia, confrontarla col presente e in particolare di riconoscere come il Parco e la Villa da subito divennero patrimonio comune del territorio, sia come grande cantiere e fabbrica e produttore di economia nella sua realizzazione, che “scuola” di vita, di lavoro, di cultura, di tecnica e scienza, per molti. 
La guida desta ancora curiosità oggi. Proprio perch?© non descrive solo percorsi, nomi di luoghi, destinazioni e accessi, ma per ogni cosa il riferimento al territorio assume il carattere del ricercatore storico, di costume, di miti e racconti anche nel fantastico.
La Guida di Giovanni Antonio Mezzotti ci insegna come visitare un grande Parco, ci dice che non è solo luogo per tirare quattro calci al pallone e far opportunamente scorazzare i bambini come fuga da quartieri densi, con poco verde e da strade inquinate ma anche un raro insieme di progetto culturale, quasi un grande libro con le pagine aperte e stese sul territorio, come un testo per bambini che quando si apre solleva in ogni sito il paesaggio,le architetture, il fiume, il giardino , le radure e il bosco, come se un Gigante fosse in grado di leggerlo nel suo insieme mentre per noi Lillipuziani necessita appunto una Guida che ci consenta di seguire percorsi fisici ed intellettuali, sino alla scoperta in una Bifora del San Fedele, della mano di Giovanni Balduccio da Pisa.
La Guida “ pei viaggiatori della strada ferrata da Milano a Monza ”, ma ancor più per noi che ci viviamo attorno,è tutto questo, un testo che ci consente di scoprire attenzioni particolari  ma sempre ricondotte e partecipi di una pagina più grande, in ogni frase e parola, di unire senza discontinuità, la storia alla cronaca, il piacere “teatrale”, del vedere e ascoltare il paesaggio e la puntuale conoscenza delle cose, sino al costo di “un luigi d’oro al braccio, misura di Milano”  per  il muro di cinta oppure, ricordando il Villoresi e la qualità delle piante esotiche di cui ebbe cura, ci parla anche della “Rosa modoetiensis”.
Dopo poco più di mezzo secolo il disagio periferico della Villa e del Parco, prima per i Savoia e il regicidio e poi per la stessa Milano, sembrano aver impoverito per molto tempo la memoria e vita del Parco, divenuto occasione di area verde e per servizi nel contesto di un turbinoso sviluppo demografico, economico e consumo territoriale che ne ha in parte dimenticato il valore e la memoria.
Ancora oggi questa ferita è aperta su come ricomporre queste due stagioni del Parco. Sono certo che la Guida del Mezzotti, oltre che una ghiotta occasione di rilettura, può aiutarci a scegliere per il meglio e per il futuro.

Alfredo Viganò

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